Andiamo a ballare… parliamone con un pizzico di franchezza, da profano amatoriale…

Se mi hai già letto in questo o nell’altro mio blog ( artistamarziale.it ) conosci sicuramente la mia passione per il concetto di “interazione” e quanto l’ARMONIA ne sia un rappresentante di grande valore.

In questo articolo, voglio condividere con te alcune riflessioni in tema di “ballo di coppia”… un terreno incredibilmente ricco e fertile per coltivare e celebrare questi due aspetti.

La danza

Una parola che mi evoca arte in movimento

Personalmente provo quasi un leggero senso di confusione se cerco di addentrarmi in questo concetto, perchè scorgo “interazione” su vari livelli:

  • tra musica e chi balla
  • nella musica, “tra i vari strumenti impiegati”
  • in chi balla, “tra mente e corpo”, tra “ascolto ed espressione”, “tra movimento ed emozioni”, “tra i vari sensi coinvolti… quelli auditivi, quelli visivi, quelli tattili”
  • tra persona e persona

Hai presente le matrioske? 

Le mitiche bamboline a cui sviti la testa e che al loro interno celano una nuova bambolina più piccola, a cui svitare la testa per trovarvi all’interno un’ulteriore bambolina… e così via!

Anche cercando di semplificare ciò che rappresenta la danza, finirei inevitabilmente per “banalizzare” un concetto troppo ampio e complesso per essere tradotto fedelmente in parole.    Tuttavia…

Eccomi qua, nel (forse) goffo tentativo di farne due chiacchiere ed estrarne qualche riflessione insieme.

 

Perchè un articolo sulla danza?

Perchè come premesso, trovo che si tratti di un contesto incredibilmente ricco in termini di interazioni e vale sicuramente la pena estrarne qualche pensiero.

Il mio viaggio nel mondo del ballo nasce da una vacanza a Zanzibar nei primissimi anni 2000. In balia delle tipiche emozioni che fanno capolino al ritrovarsi “innamorati di qualcuno” e assaporate nel contesto tropicale di quest’affascinante isola africana. Probabilmente anche tutto ciò ha contribuito “all’aprire questa porta” in me socchiusa.  Prima di allora, un semplice balletto al matrimonio di una cugina, in quegli anni in cui per radio spopolava Obsession degli Aventura…

Danze africane, qualche pezzo latino in serate sulla spiaggia attorno al fuoco… in un intenso quadretto tra palme, gente locale e qualche turista in vena di far festa…

L’educazione piuttosto rigorosa, devi sapere che su una mia sensibilità probabilmente poco compresa dai miei stessi genitori, aveva prodotto involontariamente una certa riserva nell’espressione di ciò che per natura sono in grado di percepire, nonostante una certa innata estroversione. Quella stessa educazione bonaria che tuttavia mi aveva permesso di studiare musica fin da bambino e poter mettere a frutto “un certo orecchio” (come si soleva dire allora) con la pratica del suonare… se vogliamo, “una primordiale forma di danza delle dita su una tastiera”.

Al rientro dalla vacanza, il primo corso di balli latino americani.

Il costante lavoro con il mio corpo nel mondo delle arti marziali e sport in generale, ha sicuramente contribuito a sviluppare una certa abilità nel movimento.  Ma il mio vero punto forte è sempre stato l’apprendimento!  Mi piace imparare, e se il farlo passa attraverso il divertimento, allora emerge tutta la mia propensione al miglioramento.

Fin da subito, il ballo come “celebrazione di una certa vitalità ed entusiasmo” si è dimostrato essere sicuramente tra le mie corde.  Ma, come ogni contesto in cui prendono forma e sostanza le interazioni umane, mi sono accorto molto velocemente che non era scevro da alcune dinamiche trasversali a qualsiasi ambiente sociale.

 

Come sulla pista da ballo, fuori.  Tuttavia…

Ho sempre riscontrato una realtà paradossale:  le interazioni avvengono “dentro la pista da ballo” come fuori.  Ogni ambiente sociale è teatro di relazioni che raccontano tantissimo…  se si sa leggere!!!

Gli stessi principi che ho intercettato in anni di esperienza (sia da insegnante che da studente) nel mondo delle arti marziali, li ho trovati in quello del ballo di coppia.

Come tutti quelli della mia età (attualmente over 50), sono “nipote della generazione della guerra”, e la mia infanzia è costellata di ricordi delle tipiche feste estive di paese, in cui rimanevo puntualmente incantato “dal ballare dei vecchi”.

Chi ha potuto osservare ciò che accadeva in quelle occasioni, ed era dotato di una certa empatia, non è passato indenne a tutta quella celebrazione gioiosa della vita sociale!

Probabilmente, il rimbalzo dalla miseria e dalla tragedia del conflitto mondiale da loro vissuto, aveva creato quella realtà “post incendio” in cui tutta la natura si rinnova e viene pervasa da un’imponente spinta verso la vita.

Guardavo con ammirazione tutti quegli adulti che “facevano qualcosa insieme” a tempo di musica… ne avevo una coscienza limitata, eppure mi era molto chiaro cosa stava succedendo.  Quella cosa, mi ha colpito talmente in profondità (probabilmente perchè risuonava con qualcosa di innato dentro me) da non andare perduta nemmeno in molti anni di silente quiescenza.

Suonare era un’espressione molto limitata di “quel gioco di insieme che avevo visto coinvolgere tutti quei corpi”… “Ballare con le dita”, soddisfava solo marginalmente la mia voglia di esplorare ed esprimere una certa “musicalità”.

Quando ho avuto l’età in cui mi è stato concesso “di frequentare le discoteche” (decisamente avanzata rispetto alla media!), avevo consolidato anche una certa sensazione di disagio legata alla tipica paura del giudizio.  Aggiungici quella sensibilità di cui ho accennato, ed un’impropria “timidezza” ha iniziato a rivelarsi alternandosi ad alcuni miei lati caratteriali quasi antitetici.

Ci sono voluti anni, per trovare l’armonia dentro, per imparare “a pensare” in un modo più affine a ciò che sono veramente (e un po’ meno a ciò che ogni genitore vorrebbe che fosse il proprio figlio… bonariamente! Sia chiaro).

Così quel viaggio nell’Africa dei primissimi 2000 (che visitavo 2/3 volte l’anno) ha iniziato a far emergere qualcosa che covavo dentro dai tempi delle “feste dell’Unità”.  Oggi, quel mondo è decisamente diverso, e le persone che compongono la società sono molto diverse.  Sia dentro che fuori dalle piste da ballo.  Penano decisamente una “minor spinta alla celebrazione autentica del buono”.

Il bimbo che si arrampicava sulla credenza stendendosi con la testa vicino all’altoparlante della radio Grundig che avevamo in cucina per ascoltare “meglio” la musica, è cresciuto!  Il suo livello di consapevolezza ha subito un netto incremento, ha imparato a suonare, il danzare delle sue dita si è esteso al resto del corpo, ed è arrivato a scoprire nei balli di coppia un’estensione che apre al mondo che l’altro mette a disposizione e che si incrocia con quello della musica…  Veramente un sacco di roba!

 

Perchè balli?

Dopo un’assenza dalle serate latine durata una decina d’anni, 3 anni fa, per vari motivi, mi ci sono ritrovato dapprima riscoprendo quell’ambiente che “stavolta” avevo un certo bisogno di vivere, e successivamente, due anni fa, iscrivendomi ad un corso di “Kizomba” che tenevano nel locale che ogni tanto frequentavo la domenica sera.

La canzone ad inizio articolo, che attualmente adoro,  fa parte di uno dei tanti stili musicali che convergono in quella parola.

A scanso di equivoci:

Credo abbia poco senso parlare in modo univoco di “stile di ballo originale, giusto o puro” quando si prende in considerazione la Kizomba!  Da un modello iniziale, l’evoluzione ha portato “contaminazioni esterne” che ne hanno ampliato la gamma interpretativa.  Per cui nella “famiglia Kizomba”, puoi trovare vari stili musicali e di ballo, con personalizzazioni stilistiche che, con il tempo, in qualsiasi contesto producono “cambiamenti”!  Ogni artista, insegnante, o individuo, ci mette inevitabilmente “del suo” quando danza, una sorta di firma, un tocco unico.  Le contaminazioni possono piacere o meno, ma sono un dato di fatto, e in un modo o nell’altro, fanno parte del processo evolutivo di qualsiasi disciplina.

Sono tantissime le analogie con l’altro mondo che frequento da più di trent’anni per la sua ricchezza di interazioni umane e l’immenso tesoro da apprendere:  quello del kung fu e delle arti marziali!  Tra diatribe che vanno dallo sterile al nostalgico, in cui si incrociano ego, interessi e bisogni personali, passioni e caratteristiche individuali.

Approdando alla Kizomba, una volta inserito in modo abbastanza consistente, le ho riconosciute quasi da subito.  La cosa mi ha inizialmente spiazzato, forse per l’aver dato per scontato che frequentando quell’ambiente “per divertirsi”, l’individuo medio la prendesse “con leggerezza”!            Mi sbagliavo.

E sai perchè?

Perchè quelle dinamiche sono legate alle “persone”, non al contesto!

La questione diventa quindi:

“Perchè si decide di andare a ballare?”  (esattamente come lo era il “perchè si decide di frequentare l’ambiente delle arti marziali”!)

E’ la risposta chiara e sincera a questa domanda a permettere di decifrare meglio cosa succede dentro e intorno alle piste da ballo.

E qui c’è il paradosso… perchè nonostante il contesto diverso che offre “il ballo per svago”, le persone si comportano esattamente come fuori!  Un po’ come se immergendoci in piscina continuassimo a respirare esattamente come fuori!

Un ambiente di quel tipo, secondo me, offre il suo meglio se lo si frequenta con un atteggiamento all’insegna della leggerezza e aperti alla profondità.  Eppure ciò che incontro molto spesso è una sorta di “intrusione pesante e superficiale”.  Una sorta di “prolunga” del mondo quotidiano.

Ecco quindi che oltre “al perchè”, anche “il come” rivela il suo enorme valore.

 

Il paese dei balocchi

Ricordi la favola di Pinocchio del Collodi? Ad un certo punto irrompe nella storia la figura di Lucignolo… il prototipo di quel “personaggio avvezzo al divertimento” che allora veniva usato come capro espiatorio per trasmettere e diffondere una serie di principi morali che, se non rispettati, trasformavano in asinello!

Fermo restando la valenza intatta di alcuni concetti narrati nella storia, quando si parla di “ballo a scopo ricreativo”, ce n’è uno praticamente antitetico da evidenziare:

“La pista da ballo può essere considerato UN SANO paese dei balocchi”!

Un contesto delimitato metaforicamente da quello spazio, in cui musica, espressione corporea ed interazioni “sono libere” di intrecciarsi e far emergere l’arte attraverso il divertimento, il godimento…

Perchè in fondo, quando ripenso “a quei vecchi che ballavano nelle feste estive di paese 40 e passa anni fa, è esattamente questo che mi evocano:  “l’arte di celebrare la vita insieme alla musica”…  divertendosi e godendone.

Quanta gente lo fa davvero oggi?

Ti direi “molto poca”.  La maggior parte “usa il paese dei balocchi” per soddisfare (anche legittimamente) alcuni bisogni personali che spaziano, come detto, da qualche problemino di ego alla cura di alcune ferite emotive irrisolte, dalla distrazione alla ricerca della “fuga dal se che non sopportano”.

Peccato che qualsiasi sia la modalità di approccio, nel momento in cui si interagisce con qualcuno, non c’è spazio per la menzogna… è tutta e solo verità!  La differenza la fa “la capacità di coglierla, leggerla e la decisione sul cosa farne”!

Celebrare la vita attraverso il divertimento e il godimento che concede l’espressione della musica, sembra paradossalmente diventato prerogativa solo per una nicchia molto ridotta di persone.

 

Una biblioteca molto ricca… per i soli amanti della lettura!

Una volta iniziato ad ingranare nell’ambiente Kizomba, quando qualcuno mi chiedeva un parere personale, mi sono a lungo servito della metafora della biblioteca:

Per me è come entrare in una biblioteca, dove i libri presenti sono in parte già stati scritti, e in parte si stanno scrivendo nel presente… Per un amante della lettura, avere accesso a “tutto quel materiale” è veramente un viaggio ricco e affascinante!  Chiaro che per farlo, è necessario “saper leggere”, “guardare le parole scritte non basta”!

La verità è che molte persone sono miopi, incapaci di vedere bene.  Qualcuno guarda, ma non sa leggere.  I pochi che sanno farlo, non è detto che riescono ad interpretarne “correttamente e al meglio” la lettura.

Il perchè frequentano l’ambiente del ballo ed il reale livello di consapevolezza, ne determinano gran parte di queste differenze.

A distanza di circa un anno, tuttavia, questa mia metafora ha iniziato a perdere vigore e ad essere volutamente messa fuori fuoco.  Probabilmente perchè il mio lato di “studioso del comportamento e delle dinamiche umane” mi stava portando in una direzione che rischiava di avvilire la mia motivazione:

Quando ti rendi conto di quante poche persone frequentino quell’ambiente spinte da una sana curiosità di scoprire e conoscere se stessi e gli altri, e si rivela invece una realtà più simile “al supermercato”, se non ti trovi li “per fare acquisti” è praticamente un passaggio obbligato!   La situazione generale assomiglia veramente molto al supermercato, governato dal marketing e assediato da una schiera di automi che “pagano per comprare qualcosa”, compiendo un viaggio “in una direzione che non mi interessa proprio… talvolta opposta a quella che voglio percorrere”!  Il terreno “sarebbe anche fertile” per l’ampliamento del proprio livello di consapevolezza, ma l’atteggiamento medio punta ad una sorta di “ristagno, di ruota per criceti”… quando non un vero e proprio “tuffo a piè pari” nel rifiuto di se!

Leggere quel tipo di libri, per certi versi è avvilente e rischia di tradursi in uno spreco di tempo ed energie.  Qualcosa che “uno studioso di kung fu” non può permettersi!  (Se sei curioso/a di capirne il reale motivo, CLICCA QUI e ti si aprirà un articolo che te lo spiega!)

Dall’altra parte, la ricchezza di quel terreno fertile continuava ad essere di mio interesse…

“Come fare per averne accesso al meglio?”

 

Le esperienze che, se colte, ti cambiano inesorabilmente

A cosa è dovuto, quindi, questo mio “cambio di assetto”?

Banalmente qualcuno lo attribuisce alla “maggior esperienza”, ma sono d’accordo solo parzialmente.

E’ infatti sommariamente vero che “facendo esperienza” si possa potenzialmente aumentare il proprio livello di competenza e “vederci più chiaramente”!   Tuttavia, come accennato in un altro paragrafo, è la capacità di cogliere la lezione nelle esperienze a determinare veramente la consistenza di questo presunto miglioramento.  E quando vedi la maggioranza delle persone “rimanere allo stesso livello” con i mesi o “gli anni” che passano… beh, molto probabilmente ti rendi conto che hanno acquisito “anzianità”, più che competenza.  La conseguenza più probabile è quindi che abbiano semplicemente “consolidato maggiormente” una visione che si “è fermata”.  Spesso avviene soprattutto quando “ciò che si crede” si impone su ciò che si può capire dalle esperienze, e ne distorce la percezione.

Discorso un po’ troppo complesso per questo articolo!         Tornando al “più digeribile”…

Durante i percorsi formativi in genere, si possono incrociare insegnanti con varie caratteristiche e di varia caratura in termini di “capacità di formare”.  Questa è un’altra verità trasversale a qualsiasi contesto!  Vale per la scuola dell’obbligo, come per qualsiasi corso in materia extrascolastica, per scopi ricreativi o per lavoro!  E’ così nelle arti marziali, come lo è per il ballo.  Gli insegnanti e performers che incontri, fanno la differenza!

Ora, intendiamoci… si sta sommariamente parlando di un ambiente che la maggior parte delle persone frequenta a scopi ricreativi, per svago o intrattenimento.  Qualcuno ne ha fatto un secondo o terzo lavoro per arrotondare, ed è oggettivamente impossibile entrare in contatto con “il Roberto Bolle” della situazione! (o il suo formatore)

I talenti ci sono (parecchi e da quelli ritengo che si possa sempre ricavare ispirazione), ma quando si tratta di insegnamento, non ci si riferisce solo alla capacità di performare “come ballerino”!  La complessità dell’arte dell’insegnare è padroneggiata da molto poche figure.  Soprattutto in un ambiente “amatoriale”.  (In quello professionale, in un modo o nell’altro, pagano i risultati ottenuti dai propri studenti, e le competenze da insegnante contano molto di più!)

Ciò detto, uno dei suggerimenti che vengono normalmente dati negli ambienti dei corsi, è il classico:

  “balla con più persone puoi”!

Un principio sostanzialmente bonario, ma che cela alcuni limiti grossi come una casa.  Chi insegna  in quell’ambiente, spesso ci lavora anche con altre vesti, e la sua consistenza nasce da un intreccio tra il ruolo di insegnante, ballerino, personaggio, capacità conviviale, organizzatore etc.  Queste figure “ibride” quindi, non vengono mosse esclusivamente dagli obiettivi del formatore.

Non si tratta quindi di consigli riconducibili alla “pura capacità di insegnare”.

In altre parole:

Se spingo un allievo a ballare con molte persone diverse, stò anche “lavorando” sul suo modo di interagire in pista con fini “sociali”.  Più questo avviene, e più sono tutti soddisfatti”!  Presumibilmente, MA A TORTO!   E’ vero per i gestori dei locali, promoter vari e tutta la filiera dello staff coinvolto nelle serate, anche se “a tempo determinato”…  ma per chi è li per ballare e divertirsi?

E’ veramente così?

Come spoilerato, NO!

Le lamentele fioccano costantemente e “sembrerebbe che nessuno riesca a decifrarne il reale senso”!

Se riuscissero a farlo, significherebbe che “o non hanno idea di come risolvere il problema che hanno capito”, oppure “non hanno sufficiente interesse a farlo”!

Non so dirti in che misura si tratti di uno scenario, dell’altro o un mix dei due.  Vero è che l’ambiente dell’intrattenimento oggi è diventato particolarmente complicato da gestire… soprattutto sul piano economico.  Per cui, diciamo “che ci sta”…

Ad ogni modo, quello che vedo è una paradossale realtà “frammentata”, in cui ognuno si “veste a sacerdote o cardinale” della propria diocesi, e invoca il suo personale vangelo UNICO.

Curioso, per un ambiente la cui ricchezza è metaforicamente “politeista”!!!!

Questa analogia che mi ricorda tanto “alcuni ambienti delle arti marziali” dallo “stile puro purissimo, unico autentico e un po’ segreto”, ne sta in realtà dichiarando “i motivi dell’impoverimento”, i limiti di crescita esperienziale dentro e intorno la pista da ballo.

Sembra quasi che il frame “religioso” sia talmente radicato nel dna del pensiero comune, che ad un certo punto conti esclusivamente “l’abito che fa il monaco”, invece che la pratica della preghiera… (marketing religioso?)

Ma le esperienze, cambiano le persone!      Soprattutto quelle in pista per ballare!

E questa verità si esprime attraverso due principi:

  1. Se non si cambia come persone attraverso le esperienze, si cambiano le esperienze per mantenere integra la persona.
  2. Quando le persone cambiano (e cambiano!!!) o lo fanno sulla spinta generata dal piacere o quella generata dal “fastidio” (parlare di dolore o sofferenza, anche se corretto, andrebbe contestualizzato e spiegato bene… per cui, “fastidio” va benissimo!)

Chi si trova bene in un ambiente ci resta, chi invece inizia a trovarsi male o provare troppi disagi, se ne va.  (a meno che non si tratti di una persona che, per l’appunto, decide di lavorare sui propri disagi e cambia!)

Che tipo di persona sei al cospetto delle esperienze?

Ed eccoci ad una riflessione decisamente poco gettonata:

Ogni individuo passa attraverso un sacco di esperienze durante la sua esistenza… ti sei mai fermato/a a riflettere su che tipo di atteggiamento mentale metti in atto al cospetto delle esperienze?

Io sono un curioso per natura ad esempio… uno di quelli che fa una marea di errori, ma che molto raramente fa due volte lo stesso errore!

D’altra parte ho fondato una scuola che si occupa di apprendimento!  Sarebbe strano il contrario…

Sono, quindi, decisamente una persona “che cambia”.  Il concetto di miglioramento, di evoluzione si fondano proprio su questo principio.  Faccio esperienza, e nell’esperienza cerco la lezione da cogliere!

Circa un anno fa, mi sono reso conto dei limiti del suggerimento “balla con più persone possibile”.  Credo sia stata più che altro una reazione al fatto che in quel periodo ballassi quasi esclusivamente con una persona, ed il suggerimento bonario che si voleva darmi fosse:  “non ballare solo con lei”!

A mia discolpa, qualche riga fa ho fatto riferimento al “reale scopo con cui si balla”…  Se il mio (dichiarato) è interagire celebrando qualcosa di armonioso che mi soddisfa sia in termini orizzontali (varietà) che verticali (profondità in termini di sensazioni ed emozioni), e lo trovo in una sola persona che condivide con me la cosa“cosa me ne frega di dover cambiare partner ogni 5 minuti” imbattendomi in un sacco di persone che sono li per scopi totalmente o parzialmente diversi dal mio?!?

Inanellare 7/8 balli con persone “troppo distanti” dalla nostra modalità e scopo, rischia di minare pesantemente “la motivazione”!   Se me ne torno a casa da una serata in cui ho ballato con 40 ballerine di cui “solo 2” magari mi hanno concesso un reale e appagante feeling, a meno che “il mio scopo non sia quello di essere pagato per far ballare qualcun altro”, e sono totalmente refrattario dall’esperienza in seno alla danza, allora OK!   MA NON ESSENDO IL MIO CASO, per quale diavolo di motivo che “vada oltre il far contento alcune ballerine in cambio di soldi” dovrei farlo?!?!?!? (soddisfare le esigenze degli organizzatori e di “clienti li per fare acquisti”?!?)

Ma quel ch’è peggio:

Il feeling in pista “non è qualcosa che si può surrogare PER LAVORO”!!!     O c’è o non c’è!!!

E’ qualcosa che nasce da una compatibilità che trascende “la propria bravura esecutiva”. Una complicità che può spaziare dal semplice “muovere il corpo a ritmo”, alla “simbiosi di due anime il cui confine non ha senso nemmeno di essere preso in considerazione”!  Qualcosa di talmente intimo da far risuonare ogni cellula di due corpi con la stessa identica energia… Un’alchimia armoniosa che emerge attraverso l’incontro della magia trasmessa dalla musica e il “sentire” di entità che sono due parti di una cosa unica!

Rinunciare a “questa possibilità” in cambio di qualche decina di euro, è quel tipo di “affare” che non mi interessa, non mi è mai interessato e non mi interesserà probabilmente mai.

Finché il ballare rappresenta la “mia isoletta felice di cui godere con la massima pienezza”, il mio frequentare quell’ambiente rimarrà radicato a questo principio.

Tengo troppo alla mia “libertà di poter cogliere e celebrare”.  Non si tratta solo “del mio essere da sempre al di fuori dei tipici schemi sociali”… li vedo, in parte li contemplo, ma quando entro in pista da ballo adoro perdermi in una bolla in cui il tempo e lo spazio hanno un significato tutto loro… o lo perdono totalmente!

E questo può succedere“solo con le persone con cui questa possibilità emerge spontaneamente”!

…e sono pochissime quelle che risuonano con noi veramente! 

Ad ogni modo, non si può certo auspicare di riuscire a ballare esclusivamente con persone così!  Esistono ovviamente vari gradienti di affinità, il punto è saper intercettare con chiarezza quelle che “vibrano con frequenze compatibili”… cosa possibile solo a patto di avere molto chiaro “il perchè si va ballare, cosa si vuole e come celebrarlo”.  Per chi considera il ballo “un piacere condiviso”, figurati quanto può entrare in sintonia con qualcuno, ad esempio, che percepisce la soddisfazione del proprio piacere come “il dovere di qualcun altro” acquisito “dall’aver pagato per avere accesso alla serata”!!!

E sai, l’effetto della mentalità che plasma il proprio atteggiamento, “si percepisce”!  Più si è sensibili e più e facile da decifrare quest’attrito, questa ruvidità, questa stonatura, incongruenza che magari la nostra mente ha captato “da alcune parole o espressione del viso”, da qualche frase ripetuta sui social, da uno sguardo, o da una sensazione durante un ballo.

In pista, “la diversità si riconosce”!  Una corposa percentuale di persone cerca la soddisfazione del proprio ego attraverso il “fare show” per mostrare quanto sono brave.  C’è chi ha bisogno di riconoscersi attraverso “lo sguardo del pubblico”, ma anche chi ha banalmente la necessità di fare “bella figura” al cospetto dei propri occhi!

Vivere ogni errore come un’umiliazione o una macchia inaccettabile al prestigio della propria immagine non è un “gran asset” per chi vuole migliorare!  Per cui, con questo tipo di persone, personalmente non ho un gran che da spartire!  Questo non significa in alcun modo che “il mio modo di interpretare SIA QUELLO GIUSTO” o quello diverso sia sbagliato.  Non c’è semplicemente compatibilità.

Ballando puoi incrociare chi cerca “il dopo pista”… chi è ferito e ha bisogno di “una medicina umana”… chi si sente solo e ha bisogno di sentirsi in mezzo a molta gente… e chi semplicemente (e legittimamente) cerca distrazione, svago dopo una settimana di lavoro o una situazione pesante a casa.

Al di là delle generalizzazioni, penso che ci siano tanti motivi quanto il numero di persone presenti.

Non mi interessa entrare nel merito “dei moventi” che spingono ognuno a frequentare il mondo del ballo di coppia.  Mi basta sapere “il perchè lo faccio io”, con una buona consapevolezza e sincerità.  Solo così posso intercettare e “danzare” con le persone giuste!  E NO, non sono di certo “tutte o tante” ballerine!

Se sono sincero con me stesso e sufficientemente consapevole, quando avviene la connessione, già nei primi passi condivisi “riconosco immediatamente” l’altra parte.  A volte ci vuole qualche ballo “per sintonizzarsi al meglio”, dopo di che si sa già “il livello a cui si può attingere condividendo l’esperienza”.

Personalmente ballo volentieri “con chiunque” sia tarato sul godimento condiviso senza pretese, sul celebrare qualcosa di buono.  Può trattarsi di semplice divertimento, oppure un’esperienza che talvolta ha del mistico!

Sono molto poche le persone con cui “non voglio ballare”.  Dentro di me i motivi sono molto chiari, e seppur non “sono mai definitivi”, alcune persone non cambiano di una virgola a distanza di mesi ed anni. Sono “ferme”!  Ed il loro atteggiamento arrogante mi arriva ancor prima di qualsiasi eventuale connessione.

Il resto dipende dalla musica, dalla situazione, dal contesto in cui sto vivendo, la causalità dei cambi a fine canzone…  Se “sento chiaramente” cosa posso e voglio condividere durante il ballo, mi ritengo libero di orientare le mie scelte su persone con cui questo è reciproco, o quantomeno quelle con cui l’affinità in quel momento è maggiore.

Non c’è nulla di personale, si sta entrando nel mondo dei balocchi e ognuno di noi ha dei Lucignolo che più si adattano a trarre il meglio dall’esperienza a disposizione.

Di mio ammetto di sopportare a fatica i lamenti, specie quelli cacofonici.  C’è chi “ha sempre un buon motivo per lamentarsi di qualcosa”, oppure è puntualmente alla ricerca di qualcosa su cui convogliare “il proprio unico e perenne lamento”.

Chiaro che con un approccio del genere rappresenta un grande deterrente all’instaurare una connessione! E più si è sensibili, più quella connessione rappresenta un “pericolo” in materia di interazione!

D’altra parte:  chi scambierebbe entusiasmo con lamenti?  Divertimento con frustrazione?  Capacità di sorvolare sugli errori (inevitabili) con fossilizzazione sugli stessi?  Comfort con disagio?  Leggerezza con pesantezza?

Capisci?

Direi che si tratta di qualcosa di molto “basico” da evitare sulle piste da ballo… eppure!!!

La capacità di aderire con leggerezza alla condivisione del divertimento ballando in coppia non è poco!!  Ci sono persone con cui ho avuto la fortuna di ballare nelle mie prime fasi di approccio, dove gli errori erano molti più dei passi “giusti”!  Queste persone ti “aiutano ad alleggerire il carico” e concorrono alla tua evoluzione in modo molto importante.  Ma ci sono anche quelle che, seppur mosse da buone intenzioni (penso la maggior parte) hanno un tipo di approccio “particolarmente critico”, che funziona con qualcuno e con altri diventa invece un macigno nelle mutande mentre si sta nuotando durante una tempesta tropicale in pieno oceano!!!

Nel paese dei balocchi si incrocia di tutto!  Ma ripeto:  non tutto vale la pena di essere vissuto o condiviso!

Sapere cosa si vuole è fondamentale per alimentare la propria motivazione invece che metterla a repentaglio… per evolvere invece che ristagnare o involvere!

Preservare la “propria libertà” non è sempre facile, ma è proprio attraverso le proprie decisioni che se ne determina il reale valore.

Rimane assolutamente vero che esplorare, “ogni tanto”, ballerine o ballerini diversi, apre le porte alla benevolenza del caso!

E quando questa si presenta, arrivano i “brividi”!

 

Gli incontri casuali che ti cambiano profondamente

Non so dirti quanta fortuna ci sia nel mio caso, e quanto sia il frutto di un approccio ben preciso.  Fatto sta che a questa benevolenza ho accesso abbastanza regolarmente.

Se dovessi parlartene in termini statistici, i casi sono veramente “rari”.  Tuttavia, se si frequentano gli ambienti giusti, a volte la casualità sa sorprenderti per due volte in pochi giorni!

Chiaro che “la varietà dei presenti” incide!  Se frequento sempre gli stessi ambienti con sempre le stesse persone, in cui capitano 5 persone nuove in mesi e mesi, la probabilità di incrociare “le persone a cui alludo in queste ultime righe” è davvero minima!

Ma se inizi a frequentare ambienti diversi regolarmente, o eventi in cui si aggregano centinaia o migliaia di persone che arrivano da varie parti del mondo, allora l’esposizione “ai cigni neri” è molto più consistente!

Quando si parla di apprendimento adoro il concetto di “verticale e orizzontale”.  Uno strumento di cui mi servo da anni proprio indossando i panni del docente.  Ma si tratta di qualcosa aderente soprattutto al ruolo di studente, o banalmente di individuo impegnato in un’esperienza.  L’apprendimento ci va a nozze con i principi dei 4 quadranti creati da “orizzontale” in ascisse e “verticale” in ordinate.

Grossolanamente, per capire cosa intendo, considerando la realtà della Kizomba fatta di molti stili inglobati in questo ballo, la “varietà” dei modi di ballare, di tecniche coreografiche utilizzabili, rappresenta la “ricchezza in orizzontale”.  Quella in verticale, la puoi interpretare in almeno due modi diversi:

  1. la possibilità di approfondire gli aspetti tecnici… volgarmente ciò che si intende col “diventare bravi”, ovvero il padroneggiare gli aspetti tecnici
  2. ma esiste anche un altro “campo verticale” che esula dal padroneggiare le abilità tecniche:  quello delle esperienze sensoriali ed emotive che la danza può regalare

In verticale, se ci sono caratteristiche personali affini alla condivisione di sensazioni ed emozioni, anche senza essere esperti di tecniche coreografiche, si può vivere “un viaggio interattivo incredibile”!

Nelle varie conversazioni intavolate in questi mesi, quando si parla di questo, anche “molti esperti” si perdono “nella narrativa”, e una volta al cospetto di qualcosa di concreto in tal senso (specie negli altri), vi si schiantano inesorabilmente incapaci di “parare l’urto”!

Vedi, quando la si vive da dentro, a mio modesto parere, si sta “toccando con mano qualcosa che ha veramente senso solo per le due persone direttamente coinvolte nel ballo”.  Da fuori, si può intercettarne l’essenza solo in relazione al proprio livello di esperienza vissuta, ed alla propria sensibilità “intesa come capacità di farsi toccare dalla realtà altrui”.  Una sorta di forma di empatia per intenderci.

Io sono da sempre stato affascinato, talvolta ammaliato, dallo scorgere in pista due persone che “erano veramente in feeling tra loro”.   Te ne accorgi perchè è come se fossero “sconnesse” da tutto il contesto esterno e stessero vivendo la loro interazione in una dimensione “diversa”… fatta di sguardi, di sorrisi, di lacrime, di emozioni che traspaiono per la “potenza” o la complicità palesata con cui vengono espresse.

Fin dalle prime volte in cui ho avuto la fortuna di scorgere “queste coppie di ballo” (sto parlando di un ambiente amatoriale in cui il contesto è il divertimento… non di professionisti e artisti), la mandibola rimaneva a penzoloni per decine di minuti! Era come se “potessi percepire” quella meravigliosa interazione armoniosa e goderne pur non essendone protagonista!

Questo, a mio avviso, è quel tipo di atteggiamento rivelatorio di “porte interiori veramente aperte” a quel tipo di esperienze.  Qualcosa di “impossibile” per tutti quelli che invece, ne ricavano spunti di infinite critiche o chiacchiere “per motivi loro”!!!  Un atteggiamento che dichiara “qualcosa che interiormente non funziona e che cozza con il concetto di arte e di armonia”.  Un approccio “alla proiezione di un malessere” invece della capacità di “cogliere e celebrare il benessere”!

Quando in pista hai la fortuna di “incrociare e vivere esperienze simili”, sappi che dovrai comunque interfacciarti con qualcuno che “come me” ne rimarrà affascinato, ma soprattutto con un sacco di persone “dell’altro tipo”!  In poche parole, sarà “normale” il diventare “argomento di chiacchiere”. (che rivelano la realtà di chi le pratica, più che dei chiacchierati!)

Un prezzo che ritengo valga sicuramente la pena pagare.

In tal senso non è solo una questione di “fortuna”… perchè si deve pagare il prezzo di “mantenere intatta quell’apertura necessaria al poter cogliere i favori del caso”, ma anche la “determinazione” a viverne le conferme (finche ci sono) nonostante il rumore di fondo e il fastidioso chiacchiericcio che generano impattando su quelle persone più orientate a proiettarci la frustrazione scaturita dal proprio modo di interpretarle che a coglierne l’arte e l’armonia espressa.

 

Le persone da quadrante “molto verticale e molto orizzontale” (le vere “Botte di culo”!)

Durante questi due anni di balli kizomberi, mi sono imbattuto in esperienze perfettamente classificabili nei 4 quadranti.  Per aiutarti a capire, osserva la figura qui sotto:

Le esperienze da III quadrante, sono quelle in cui si fanno dei balli con qualcuno con cui non abbiamo feeling e non c’è esperienza tecnica.  Sono quel tipo di esperienze che tendenzialmente si fanno nelle fasi iniziali, quando alla propria inesperienza si somma il contatto con persone “con cui a pelle non riusciamo ad interagire in modo armonioso”.  Spesso ne ho sentito parlare come persone con cui “non c’è connessione”, ma da pignolo non sono d’accordo.  Il punto è che quella connessione NON SI VUOLE! Ed è esattamente quella a generare il senso si repulsione, la volontà al “distacco”!  In altre parole, una volta connessi, è il tipo di interazione a non piacere!

Le esperienze del IV quadrantesono quelle “cariche orizzontalmente” ma scariche verticalmente. Hai presente quei balli in cui si fanno millemila figure “ma manca la polpa”?  Magari si è due bravi esecutori, la connessione da luogo ad un’interazione “meccanica”, asettica, quasi apatica.  Tanta “ginnastica”, ma poche sensazioni ed emozioni.  Nell’ambiente del Tai ji, i maestri cinesi considerano queste esperienze da “ventilatori umani”:  si muove un sacco di aria con le braccia… si fa tanto, eppure nulla. Grossolanamente si fa riferimento ad esperienze molto superficiali, dove “la quantità del sapere” è legato ad un livello di abilità molto basso.  Nel mondo del ballo, rappresenta quelle esperienze “piuttosto insapori”, come se dopo aver mangiato tantissimo, ci si alzasse senza alcun senso di sazietà.  Tanto sapere, ma superficiale.

Le esperienze del II quadrante, sono quelle in cui “nonostante una scarsa conoscenza coreografica”, si vive qualcosa di profondamente appagante.  Non legato alla varietà di figure eseguite, ma ad una certa abilità tecnica minimale che si esprime insieme ad un coinvolgimento sensoriale ed emotivo intenso e ricco.  Esistono persone che nel ballare Kizomba concedono di assaporare quest’aspetto soprattutto in stili come il Douceur, caratterizzato da movimenti ridotti, lenti e tendenzialmente “dolci” (da cui l’etichetta). Alcune sono naturalmente dotate di queste caratteristiche innate, ed anche se sono in una fase “primordiale” sul piano tecnico, riescono a vivere ed offrire esperienze in verticale molto appaganti!  Quando mi è capitato di ballare con queste persone, le ho bonariamente usate come “esempio” che sgretolava alcune critiche sterili (balli solo con quelle “brave”!).  Chi nel ballo cerca esperienze di valore “verticale” non ha bisogno di fare decine di figure, e a differenza dei balli latini (per come li ho vissuti io), nella Kizomba, chi approccia al douceur e ha queste caratteristiche, rappresenta un’esperienza molto piacevole (per chi ne è affine ovviamente) anche se si stanno muovendo i primi passi, se si ta imparando. Nel mondo latino è qualcosa che si esprime solo se in dotati di “una certa abilità corporea” nell’interpretare il suono.  Hai presente quando vedi “un sudamericano muoversi” anche senza che sia andato a scuola?  Qualcuno vi si riferisce parlando di “ritmo nel sangue”… qualcosa che permane anche quando si diventa vecchi e il corpo non riesce più ad esprimersi con grandi movimenti.  (spettacolo!)

Le esperienze del I quadrante, sono i “cigni neri”… le eccezioni… le mosche bianche… i talenti che incorporano bravura tecnica, sensibilità e straordinaria apertura all’espressione e condivisione anche di sensazioni ed emozioni.  In tutta franchezza, più ci si spinge alla sezione estrema di questo quadrante, e più entriamo in un campo di competenza “dei professionisti” del ballo… anche se non tutti i professionisti, paradossalmente, riescono ad esprimerlo ballando “con qualcuno”!  Proprio perchè gli aspetti verticali non sono solo riferiti a competenze o abilità acquisibili, ma anche a fattori “innati”.  Alcuni di loro riescono ad esprimerli performando “da soli”, ma in coppia la questione cambia.  Lungi da me accostarmi a questo tipo di persone:  non sono un professionista del ballo e dubito fortemente che lo sarò mai.  Tuttavia, quando posso, le esperienze di questo quadrante sono quelle ad interessarmi maggiormente per vari motivi, e relativamente al mio livello “molto amatoriale”!

Il motivo è semplice:  in queste esperienze c’è il maggior margine di crescita, e il maggior carico di soddisfazione!  Crescita e pienezza sono due fattori molto radicati nella mia persona, e il ballo targato Kizomba, per un amatore come il sottoscritto, ho scoperto rappresentare un buffet incredibilmente vasto e ricco!

Incrociare sulle piste da ballo “un partner” con cui condividere esperienze da primo quadrante, per me è qualcosa di enormemente appagante.  Tra un mesetto, sarà esattamente un anno che ne ho incrociato uno decisamente collocato verso il vertice di questo quadrante, che con il suo approccio mi concede di lasciarmi trascinare in quella direzione.

La prima volta che l’ho vista ballare ho vissuto esattamente quell’esperienza che ti raccontavo prima:

Mandibola a penzoloni nell’osservare la sua lunga, lunghissima sessione di ballo… ero ammirato da tutta quella creatività che si esprimeva attraverso un’interazione cosi armoniosa…

Su suggerimento di un amico, mi feci coraggio (che al cospetto di talenti così evidenti è naturale interpellare) e rispondendo a quel “ballaci perchè è veramente tanta roba” col mio “lo vedo bene”, aspettai “un sacco”… e appena si liberò, corsi a chiederle di ballare.

TRAUMA MULTIPLO!!!

Uno bonario “appena percepii quel modo incredibilmente leggero e responsivo” di interagire… fu istantaneo!   Appena connessi, BOOM!

E uno tragicomico:  per circostanze, mi “scaricò (molto gentilmente) dopo pochissimo tempo”!

Ci rimasi veramente male!!!!! (come un tordo!)  Mi chiedevo come fosse possibile!?!?  Cos’avevo fatto per ritrovarmi sconnesso così velocemente?  Non capivo… e semi traumatizzato “mi legai la cosa al dito”, con un chiaro intento di “chiedere chiarimento” alla prima, prossima occasione.

Arrivò dopo qualche settimana… in un locale di Milano… dove con una certa sfacciataggine, ma gentilmente, andai a salutarla, chiesi un ballo, ed esordii ritirando fuori la questione “abbandono traumatizzante”!

Scoppiammo a ridere, scoprendo che la cosa non aveva alcun motivo legato a ciò che era successo in pista. Sicuramente per lei, l’esperienza di quel primo timido ballo “di presentazione” non era stata così scioccante come per me!  Li ero io il “roockie” con molto poca esperienza sulle spalle… non lei!

Ci facciamo questo secondo ballo “chiarificatore” e ne usciamo con una conoscenza formale e un approccio ad una potenziale amicizia.

Passa qualche altra settimana, e la ribecco ad un evento in Toscana.  Ora c’era quel minimo di confidenza che nei balli di coppia “ha il suo peso”.  Iniziamo a ballare, e questa volta la connessione immediata apre subito le porte ad un’interazione ad un livello “diverso”…  qualche minuto in cui la sintonia e una prematura complicità emerga, e TAAACC:  un brivido provato poche volte!!!  Non si trattava di “semplice affinità che già avevo incontrato in pista” (per capirci: come se al primo tocco “ci si riconoscesse”), ma di qualcosa di piuttosto travolgente, di vivo…  Come un bambino semi sopraffatto, mostro l’avambraccio con la pelledoca!!  Ci siamo incrociati in due attraverso due sorrisi profondamente sinceri, e da li, ogni occasione è stata un viaggio “in crescendo”.

Ciò che succede in questi incontri da primo quadrante, è qualcosa di veramente “tosto da raccontare”. Trovare le parole adatte è per me fattibile, ma preferisco continuare a condividerle solo con lei e con le persone che ci sono molto vicine e conoscono molto bene.  Decifrare concretamente e correttamente quella parole “non è alla portata di molte persone”… nemmeno per alcuni “addetti ai lavori”!

Quando balliamo si crea proprio quella bolla a cui avevo accennato qualche riga fa… ed il divario tra ciò che si percepisce “da dentro” e da fuori, è veramente abissale!  Saper cogliere senza interferire malamente è qualcosa che solo poche persone “di quell’ambiente” dimostra di saper veramente fare.

Per il resto, finche quella bolla si forma e ad entrambi va di onorarne la ricchezza, non c’è motivo esterno per non celebrarla ad ogni occasione.

In quella bolla, la questione non è essere bravi, essere maestri o talenti, è solo “ciò che si decide essere per l’altro”!  E’ espressione di complicità senza riserve… di fiducia indipendentemente dal ruolo… di essere portatori e accoglitori contemporaneamente… è sentirsi parte di una cosa unica che attraverso la musica prende la forma e sostanza in quel tipo di interazione “matrioska” da cui sono partito in questo lungo articolo… qualcosa che odora di arte e ha il sapore dell’armonia… qualcosa che, per alcuni istanti (che a volte scopri durare ore!!!!) ti attraversa in un modo disorientante… in cui non capisci se sei “strumento di espressione”, o sei “quella stessa musica che vibra attraverso l’interazione dei due corpi che danzano”.  Come se “insieme” se ne fosse un diapason…

 

Conclusioni

Nel range piuttosto ampio del tipo di esperienze da I quadrante, la cosa che ho potuto notare è che “non si ha idea di quanto e per quanto tempo” quella bolla si presenti.  Cogliere il presente è qualcosa di fondamentale per non farne occasioni di rimpianto.  E interagire in modo “pulito” lo è per non farne di rimorso!

Ho avuto esperienze da primo quadrante che si sono rivelati “episodi unici”, con qualcuno sono durati “qualche volta”, ma al momento è la prima volta che incrocio qualcuno con cui “la bolla” sembra innescarsi quasi sempre e concedere “espansione” nelle esperienze… verticale e orizzontale.

Ecco, se dovessi estrarne un consiglio, ti direi:

“balla con chi ti permette di espanderti”… soprattutto in verticale!

Senza trascurare troppo lo sviluppo orizzontale.  Avere nel proprio menù una certa varietà di pietanze, permette di esprimere “la verticalità” su un orizzonte più ampio.  Ogni pasto diventa molto più gustoso e appagante.   Nutre, e si evolve!

L’orizzontalità di qualità, nel contesto kizombero, si esprime anche nella possibilità di imparare i vari stili che ne fanno parte.  In una stessa serata, con la compiacenza di dj che offrono scalette di una certa ricchezza/varietà, ci si può così ritrovare a vivere esperienze “multiple”!  Senza mai annoiarsi e trovandone godimento tanto diversificato quanto è la varietà di stili che si sanno interpretare!

Ovvio che diventare esperti o fuoriclasse di qualsiasi stile ha del fantascientifico, tuttavia, averne uno o due preferiti, ed una certa quantomeno “infarinatura” sugli altri, rappresenta (secondo me) un ottimo modo per garantirsi serate ricche e appaganti!

Ti direi di non smettere MAI di imparare… perchè ciò che non evolve, si estingue!  Ma prendila con la giusta leggerezza e “lanciati a mente aperte dove il caso, o le tue caratteristiche ti permettono di andare in profondità”.

Per il resto, riprendendo una metafora molto gettonata in Cina:  “Radici forti e flessibilità nei rami”.

Lo stile che senti più tuo, coltivalo in profondità e metti li le tue radici… impara il possibile anche degli altri per dare sostanza alla flessibilità dei tuoi rami.

Non “devi ballare con tutti”!!!  E “non paghi per divertirti a scapito di qualcun altro”!

E’ sicuramente sensato “non ballare solo con una persona”, ma solo tu sai veramente come ti senti nel presente… e talvolta non si hanno banalmente sufficienti risorse per rischiare esperienze in grado di compromettere la tua motivazione o trasformare la pista da ballo “in una sorta di pattumiera per frustrazioni e malesseri di qualcuno incapace di interpretarle diversamente”!  Per cui, se vuoi “rimanere a contatto con braccia sicure”, fallo serenamente!

Ricordati che quando vai a serate o eventi, paghi per averne l’accesso!  Non è “il supermercato” dove paghi per acquistare ciò che vuoi!  

Artisti, insegnanti e taxi dancer è vero che sono pagati (direttamente o indirettamente) “anche” per far divertire.  Ma ricordati che le esperienze sulla pista avranno il significato “che tu dai al ballo”, e nella danza di coppia “la magia emerge solamente nella reciprocità autentica”!

Non riesco proprio a immaginarmi una reciprocità appagante tra due individui convinti che il proprio divertimento debba passare dal dovere di qualcun altro!!!  E’ qualcosa che può manifestarsi SOLAMENTE NEL DIVERTIMENTO CONDIVISO!

Non c’è nulla di personale in alcune “mancanze” o nel non riuscire a ballare con chi si vorrebbe.  A volte è banalmente “il caso che non è d’accordo”!

Certo, che se per 15 volte di fila non si riesce ad incrociarsi o “c’è sempre un ma, se, però, forse”, probabilmente qualcosa di personale c’è ma manca l’interesse ad essere franchi per dirselo.

Ognuno di noi “ha persone con cui entra in sintonia”, se ti ritrovi troppo spesso a fare “da arredamento” in un ambiente dove tutti ballano, prima di puntare il dito su qualcuno (ignorando che facendolo, 3 dita della stessa mano puntano su di te!) ti suggerirei di riflettere con una certa onestà!  Soprattutto se l’ambiente è eterogeneo.

Il perchè le persone frequentano quell’ambiente è qualcosa di personale e intimo.  Se nemmeno si ha la delicatezza di “legittimare questo”, in fondo come ci si può aspettare che vogliano interagire (soprattutto in verticale) con un tale approccio?!?

Se invece non si ha chiaro il vero motivo (o motivi) per cui si va a ballare, “forse” si farebbe bene a riflettere un pochino e fare chiarezza dentro di se.  A volte ci si porta dentro delle ferite all’anima che fanno molto male e ci rendono vulnerabili.  Ballare in coppia può veramente rivelarsi una sorta di “medicina”, ma solo se l’approccio è onesto e chiaro.  Perchè solo attraverso questi due “mattoncini” si può costruire il ponte della fiducia reciproca.

Da una prospettiva meramente legata “all’imparare”, ricordati che è possibile solamente attraverso due scenari:

  1. Padroneggi le tecniche del miglioramento e adori studiare
  2. Entri in contatto con qualcuno di più bravo di te

Il miglioramento è un processo “interiore”, non è un conto corrente dove qualcuno che ha meno di te, se ti fa un versamento, comunque ti arricchisce!

Nel ballo di coppia, in relazione al ruolo (leader o follower) ci sono peculiarità che vanno sviluppate “in autonomia”, e altre che necessitano della presenza dell’altro.

Ricordati che a conti fatti, non sarà tanto “quello che impari” a divenire parte del tuo reale bagaglio, ma quello che alleni con costanza!  Farlo con qualcuno e nel ballo di coppia, secondo me “va bilanciato” con il legittimo divertimento.  Soprattutto se l’unico momento che dedichi alla pratica è quello delle serate o dei social negli eventi.

Se si ha la fortuna di incrociare qualcuno con cui “allenarsi e studiare” è anche divertente, imparare diventerà “legna da ardere per il proprio fuoco”!   E quel fuoco, in pista arriverà a toccare chiunque…

Qualcuno ne troverà un gradevole e ispirante calore, qualcuno troverà sempre un modo per lamentarsene!

Qualunque cosa tu faccia, questa seconda categoria di persone ci sarà sempre!   Accettalo!

Fregatene e balla come se ogni istante fosse irripetibile… perchè in fondo, è proprio così, e non vale proprio la pena di rinunciarvi per chi, quel tipo di esperienza la può solo “vivere da spettatore”!    

Di solito è così proprio perchè si è più impegnati a criticare che ammirare… Troppo bisognosi di scaricare la propria frustrazione invece di accogliere qualcosa di bello… Si ha troppa paura di non essere abbastanza bravi per legittimarsi la possibilità di vivere…

Osa!!!  Quando troverai la partner di ballo giusta, se saprai metterti a nudo, chiedendo permesso ed entrando in punta di piedi anche trovando le porte aperte,  ti aspetta “quello che non si può spiegare”…

La vita è troppo breve per interpretarla da spettatore critico e frustrato.  Vivi!  E capirai il senso di queste 7800 parole…

 

– Sergio –

 

 

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