Rieccomi alle prese con un nuovo articolo… uno di quelli che non vorrei mai scrivere, ma che ritengo, mio malgrado, fondamentale per fare un po’ di luce sul “fenomeno di cronaca” che impazza in questa fase storico sociale…
NON è un articolo “facile da digerire” (soprattutto per lo stomaco mentale di prepotenti e presuntuosi), e nemmeno è la solita immondizia mediatica ultraspeculata messa in rete semplicemente perchè vende!
Se hai voglia di fare qualche ragionamento fuori dal coro belante e indinniatoh, prenditi una decina di minuti, e seguimi in queste semplici (ma fondamentali) riflessioni.
Premessa per pigri, presuntuosi e deficitari sul piano cognitivo:
Ciò che stai per andare a leggere, non rappresenta in alcun modo una giustificazione a delitti contro le donne! CHIARO?!?
Per quanto mi riguarda, CHIUNQUE COMMETTA DEI DELITTI, va CONDANNATO a prescindere di un processo che DEVE ESSERCI per stabilire aggravanti o attenuanti del caso specifico.
UDITE UDITE… questo è qualcosa che “già avviene” nel circuito giuridico, che ha sicuramente delle falle colmabili, ma che manca totalmente in quello mediatico.
Approfondiremo questo punto più avanti.
L’apologica violenza della foto
Voglio partire dalla foto (recuperata in rete) e iniziare con le riflessioni.
Analizziamola:
- MANO MASCHILE CHIUSA A PUGNO
- CUORE IN MANO FEMMINILE
Ora, rispondi a questa domanda:
Qual è il messaggio che passa attraverso quest’immagine?
Già…
IL MASCHIO è prepotente, il carnefice…
LA FEMMINA è amorevole e vittima…
“Ma è veramente così”???
Davvero questo stereotipo rappresenta la realtà in cui siamo immersi e viviamo?
Non voglio iniziare a tirare in ballo i numeri… se qualcuno vuole se li può cercare e leggerli… auspicando che sia realmente in grado di saperli interpretare correttamente, razionalmente ed al netto dell’emotività.
Per chi è già andato a vederli, la risposta è un categorico, fermo e secco NO!
Al netto di casi che esistono, per effetto congiunto di pressione mediatica, analfabetismo funzionale ed emotività “divina”, la normalità è quella di una percentuale SCHIACCIANTE DI “MASCHI SANI”, di uomini che offrono Cuore e molto di più alle partner… ed una percentuale sconcertante (e trasparente ad occhi capaci di capire ciò che leggono, oltre a vedere) di donne “col coltello in mano che infilzano cuore e mente del loro uomo” (quando non il corpo) lottando con demoni interiori “raramente VERI”, e quasi sempre creati e pompati da una narrativa mediatica che dovrebbe far accapponare la pelle! Non tanto, a mio avviso, per la mancanza di etica conclamata, ma per il semplice adattamento della “vendita delle informazioni” alla “richiesta di mercato”.
Un esempio lapalissiano, è esattamente la foto che ho scelto di utilizzare ad inizio articolo… il concetto di fondo che va ad imprimersi nella mente di chi la osserva, trascende la narrativa delle intenzioni, e produce o alimenta l’idea del “maschio carnefice e della femmina vittima”.
Ma il punto NON DEVE ESSERE ANCORA UNA VOLTA UNA QUESTIONE DI GENERE, magari qualcosa di trasversale… come ad esempio “il linguaggio”…
NON HO MESSO IN CORSIVO GRASSETTO QUEL “LORO” POCO FA… A CASO!
La mia donna… il mio uomo… i miei figli… Il buon Galimberti ci predica da decenni sulle aberrazioni in contesto affettivo prodotte da questo linguaggio… in cui bonariamente poi si cita a cazzo la GELOSIA come testimonial d’Amore con la A maiuscola… mentre rivela qualcosa di POSSESSIVO e disfunzionale.
Certo, adesso non è che chiunque usi quella parola sia necessariamente una persona possessiva e protagonista di relazioni disfunzionali… tuttavia possiamo affermare (con una certa ragionevolezza) che più la persona tenda a definirsi “emotiva”, a “credere” molto più di quanto capisce, e sparlare di consapevolezza, il rischio c’è…
L’essere consapevoli ha sicuramente un peso enorme nell’equazione, ma le variabili quando si tira in ballo quella parola sono almeno 5:
- se stessi
- gli altri
- l’ambiente
- il livello
- lo “stato” (inteso come “quanto di quel livello è disponibile nel presente”… le persone molto emotive, per esempio, crollano tipicamente in questo fattore non appena il picco emotivo cresce… è uno degli argomenti che tratto nel mio libro sul caregiving)
Perchè questo articolo..?
Stamani, come ogni santo giorno mi sono preparato dopo i miei esercizi di rito per schiena e collo, e ho portato i miei pelosi a fare il consueto giretto mattutino. E passando davanti ad una di quelle bacheche distribuite nei comuni per affiggere le epigrafi, su cui dopo la morte di mio padre e la pandemia ho preso questa cazzo di abitudine di “porre attenzione”, ho letto “i morti di oggi”… (atteggiamento che non mi è mai appartenuto – per natura sono molto orientato “ai vivi” -) … probabilmente lo scollinamento del mezzo secolo di età si fa sentire e la percezione delle cose importanti si è modificata. A ragione o torto (propendo per la seconda), è così… e quando ci passo davanti, l’occhio ci cade puntualmente! (sta cosa l’avevo notata già in mio nonno e anche in mio padre… nel primo per la vecchiaia, nel secondo per effetto collaterale della malattia)
Così, posato lo sguardo con particolare focus “sull’età dei trapassati locali” (occupandomi di benessere, longevità e salute da parecchi lustri, è sostanzialmente una delle cose che mi interessa “sapere”), ho notato subito l’immagine di questa ragazza… molto carina… lunghi capelli biondi… e giovane… molto giovane… troppo giovane!
Mentre mi chiedo di cosa sia morta, mi viene fatto notare trattarsi di quella ragazza uccisa con una moltitudine di coltellate (27) balzata alla cronaca nera in questi ultimi giorni.
Dentro di me, il leggere di persone morte oltre la soglia dei 90, o addirittura dei 100 come una mia famigliare giusto di recente, mi genera paradossalmente una sensazione confortante, di una prospettiva possibile in cui ho ancora molto tempo da impiegare in questa vita… pur nella percezione sempre più compressa dello scorrere degli anni. Ricordo ancora in modo molto vivido la mattina in cui dalla stazione di Verona Portanuova, con uno zaino da escursionista dell’Everest (per peso!!! non certo per contenuto) a piedi e passo spedito si chiacchierava andando verso il mitico ITIS Galileo Ferraris. E con un amico e compagno di banco (rivisto un paio di settimane fa in occasione dell’acquisto del mio libro sul caregiving) si parlava di quanto lunghi fossero stati quei primi 18 anni… forse l’attesa della patente o di quella libertà che a quei tempi era smaniata dai giovani e sancita da quel compleanno… Fatto sta che lui, di “ben 2 anni più vecchio di me”, aveva già notato quanto il tempo scorresse paradossalmente più veloce dopo quella tappa! Hai presente le mitiche “3 ore da aspettare prima di fare il bagno” che i genitori ci imponevano quand’eravamo bambini?? SEMBRAVANO SECOLI!!! Mentre una volta in acqua, il tempo a disposizione del bagno veniva percepito in modo opposto… e non si voleva più uscire anche se si avevano le labbra viola e un principio di assideramento in corso!!!
Per contro, quando il numeretto finale dell’epigrafe è un numero piccolo, la sensazione che si prova non è più di conforto, ma di angoscia.
NOTA: ti sei mai chiesto/a la differenza che c’è tra sensazioni, emozioni e sentimenti?
Rientrando nel topic… realizzo il collegamento tra quel viso, quell’età e il delitto, e partono le riflessioni…
Riflettere, indagare, capire…
Ciò che avviene da moltissimo, ma che si è enormemente enfatizzato negli ultimi decenni, è un atteggiamento mentale aberrante:
La pulsione al sentenziare, senza minimamente preoccuparsi di fare il processo.
In un mio articolo di qualche anno fa (che trovi cliccando qui) che avevo deciso di scrivere per 2 motivi:
1) togliere le scuse a tutti quelli che, leggendomi, mi accusavano di usare troppo parole per spiegarmi
2) fissare e mettere a disposizione dei miei studenti uno schema “riassuntivo” sull’atteggiamento mentale (virtuoso o vizioso) delle persone con cui si entra in contatto
Sono una persona che ha sempre dato molto valore alle “conversazioni di qualità”, che vi investe un sacco di tempo ed energie, (ritengo tuttora che rappresentino una delle ricchezze meno comprese dall’essere umano medio) e poter inquadrare molto velocemente la mentalità di un interlocutore, è qualcosa di fondamentale per la propria e altrui salute mentale e benessere in senso lato, nella relazione con gli altri, ma anche con se stessi.
La maggior parte delle persone, specie i “famigerati informati”, è affetta da una necessità incompresa di “sapere”, attraverso cui compensa o soddisfa bisogni o ferite profonde.
Come ho raccontato nel mio libro la disponibilità di informazioni c’era anche 40 anni fa:
Internet di allora era LA BIBLIOTECA!
Dove le informazioni erano catalogate e suddivise per argomento ed autorevolezza! Nessuno si prendeva la briga di leggere una testo di medicina, perchè dopo 1 minuto e mezzo, era costretto ad un profondo atto di umiltà attraverso cui ammettere a se stesso che non aveva le competenze necessarie a “capire” ciò che leggeva. In sostanza, allora c’era più ordine nelle informazioni ed onestà intellettuale tra chi ne fruiva.
Oggi, la rete offre un panorama sconfinato di informazioni, dove diventa molto complicato orientarsi e distinguere malformazione, da disinformazione a informazione autorevole. Per contro, “l’incapacità media sconvolgente di comprendere ciò che si legge” (analfabetismo funzionale) crea uno scenario in cui il disorientamento è la condizione di base con cui TUTTI dobbiamo fare i conti… a meno che non si opti per un consapevole atteggiamento UMILE, e si eviti l’insidia del Dunning Kruger Effect.
Riflettere, indagare e capire, sono un processo cognitivo molto diverso dal “sapere e reagire emotivamente alle informazioni”!
Il dramma della sentenza senza processo
Come hai capito, sono una persona che tiene molto alle conversazioni. Non disdegno neppure le discussioni (come sa benissimo chi mi conosce in modo importante) , purché conducano, indipendentemente dai toni usati, a qualcosa di costruttivo. Non amo per nulla i litigi, ci sto male per giorni e notti insonni, faccio il possibile per evitarli, ma se mi ci ritrovo costretto, neppure mi tiro indietro… tuttavia li abbandono velocemente appena mi rendo conto dell’innescarsi di pericolosi circoli viziosi sul piano cognitivo, che fungono spesso da “benzina sul fuoco” erogata in modo incontrollato sugli animi coinvolti.
Premesso questo, a valle del mio enorme piacere in nuce alle interazioni umane, ho ivestito molti anni ed energie (di cui fanno parte anche i soldi) a sviluppare competenze in ambito cognitivo comportamentale. L’insegnare ciò che i cinesi chiamano “gong fu” (che noi conosciamo come kung fu) mi ha fornito un terreno molto fertile per sviluppare competenze ed abilità in tal senso, e l’effetto indiretto sulle conversazioni in cui mi ritrovo coinvolto (e che spesso cerco io direttamente per curiosità, e per uno spirito di contributo che mi caratterizza da quando sono nato e che sento al cospetto di qualcuno che sta male per qualcosa) è il riuscire a scorgere molto velocemente ciò che succede in seno alle interazioni umane.
Per fortuna ho incontrato persone che mi hanno donato un sapere particolarmente concreto e sintetico tipo:
Quando vuoi aiutare qualcuno hai solo due cose da fare:
1) offrire i mezzi
2) togliere le scuse
Lo scenario medio in cui mi imbatto, è di una necessità (a volte abitudinaria, ma a volte patologica) molto profonda di sentenziare senza fare alcuna indagine, ne alcun processo!
In parole povere, è come se
“alcune persone si percepiscano nella posizione divina di poter esprimere sentenze su ciò che vedono e sanno (meno sanno e più credono di sapere, a proposito di D.K.E.), non solo senza indagini e processo, ma mostrando una certa allergia al farlo!
Nelle mia innata curiosità, tale comportamento, non solo non è mai stato “preso così com’è senza cercare di capirlo”, ma è stato oggetto di un profondo sviscerarne le dinamiche umane coinvolte.
Dentro c’è un bel minestrone di bias cognitivi (se ci studi ti si aprirà la porta su un OCEANO di aspetti interessantissimi), credenze, sensi di colpa (figli della propria attitudine a “colpevolizzare invece che capire”!), incapacità nella gestione dei propri stati emotivi (ne parlo in questi vecchi articoli, anche se contestualizzati al mondo dello studio delle arti marziali… e soprattutto lo spiego meglio nel mio libro, in un capitolo specificatamente dedicato).
La verità è che se prendiamo un telefono cellulare o un computer nuovo, passiamo ore o giorni per scoprire come funziona ed usarlo al meglio… e paradossalmente ignoriamo di default lo straordinario strumento che abbiamo nel cranio, come se non avesse valore alcuno… scordandoci che la qualità della vita che conduciamo dipende in buona parte proprio dall’hardware di cui disponiamo, e soprattutto dal “software” (la nostra mente) che abbiamo installato, se e quanto lo teniamo aggiornato!
Ciò detto, eccoti IL DRAMMA del sentenziare senza processo.
Reazioni ad un evento, vs “processo”
Nello schema comportamentale che ho menzionato prima, puoi distinguere in modo molto chiaro il differente processo cognitivo comportamentale che si innesca al cospetto di qualche evento.
In quello che ho chiamato “il ciclo del subumano” (si, sono consapevole che sia una forma “fastidiosa” con cui chiamarlo, ma dal punto di vista analitico è corretta, e a “mia non necessaria discolpa” – necessaria solo con i sub umani – in quel periodo stavo studiando, sperimentando ed allenando una tecnica di scrittura chiamata “copywriting“) al cospetto di un evento/informazione, il processo è veramente minimale, basato esclusivamente su credenze ed emotività. E’ sommariamente come se ci fosse un “giudice supremo e infallibile, MA BANALE” dentro quella mente, autorizzato ad interpretare tutto in funzione di una lavagna divisa tra buoni e cattivi: se l’informazione/fatto è dalla parte dei buoni, OK. APPROVATA. PROMOSSO. PARADISO E PREMI.
Se invece si trova dalla parte dei cattivi: AZZ… RESPINTA. BOCCIATO. INFERNO E PUNIZIONI!
C’è molta “politica religiosa” in tutto questo, che corrobora il raccapricciante senso della metafora di pecore e pastori, e l’utilizzo sconsiderato di BASTONE E CAROTA per “addomesticare il bestiame”. Va accettato – ma sarebbe buona cosa prenderne coscienza e porvi rimedio – dato che viviamo immersi in una società gestita sommariamente con questo frame, dentro e fuori il nucleo famigliare… dentro e fuori ogni singolo individuo che si è abituato a comportarsi e (non) ragionare in questo modo… ma CREDENDOCI FORTE FORTE!
L’altro circuito mentale, quello virtuoso, funziona in modo molto diverso… è quello che viene spesso semplificato utilizzando termini del tipo “pensiero critico”, che ha a che vedere con una sorta di “mentalità empirica” basata sul dubbio invece che sulle certezze… (comandamento divino di credenti e chi di loro raggiunge il livello “convinti”). E’ paradossalmente la base del pensiero scientifico, a cui “i convinti” stanno attualmente contrapponendo reazioni oscene pur di preservare il proprio status. (Se ti metti a studiare cosa siano le credenze, come funzionano, e in quali processi interiori sono coinvolte sia sul piano cognitivo che comportamentale, il quadretto ti apparirà oltremodo chiaro). In questo diverso processo, molto più articolato “e SENZA FINE”,MAI DEFINITIVO, l’incontro con una nuova informazione, diviene punto di innesto in un circuito di esperienza, da cui emergeranno dei risultati… ogni volta che subentra un nuovo fattore, lo stesso processo di verifica, fornisce risultati che possono rivelarsi, diversi (in varia misura) o uguali (se il nuovo fattore introdotto è irrilevante). Ad ogni ciclo, l’esperienza si “arricchisce di nuovi dettagli”, che vengono riprocessati ancora e ancora…ciclo dopo ciclo… producendo cambiamenti che permettono di “selezionare” ciò che porta ad un virtuosismo e un miglioramento concreto nei risultati.
Per cui, in soldoni, da una parte c’è chi impatta con gli eventi reagendovi emotivamente ed attuando comportamenti impulsivi senza nemmeno attivare mezzo ragionamento.
Dall’altra, individui che utilizzano la mente, pur entrando in contatto con il medesimo stato emotivo (vedi ciò che ti ho raccontato prima in relazione all’epigrafe vista stamattina), gestendosi in maniera completamente diversa… sia sul piano mentale, che a cascata su quello comportamentale… mettendosi in discussione… cercando di raccogliere dati… migliorando le proprie competenze ed abilità nel leggere le dinamiche e le procedure cognitive coinvolte… senza sparare sentenze affrettate ed attivarsi a mo’ di “soldatino senza cervello” o improprio “paladino giustiziere” senza nemmeno aver mai neppure indagato l’iter procedurale della giustizia… senza aver mai preso in mano un codice civile, penale, della strada, morale, etico…
Nulla di tutto questo! Solo la presunzione di essere detentore autocratico di “giustizia divina”, e un attimo dopo “paladino impavido che si sacrifica per la causa” (a suo PERSONALE PERENNE FAVORE!)
Questa è solo “una parte” di ciò che si cela dietro quegli atteggiamenti sconsiderati, di moda, e “di successo” sociale in questa fase storica.
Roba da far accapponare la pelle a chiunque abbia sufficienti neuroni per fare due riflessioni sane.
Pensaci la prossima volta che ti ritrovi al cospetto dell’ennesimo caso di “femminicidio”…
Ribadisco:
CHI AMMAZZA VA SEMPRE CONDANNATO, ma fare il processo per comprenderne le dinamiche, non è qualcosa privo di valore!!! ANZI!!! Se si vuole veramente capirci qualcosa, è proprio li che deve finire la nostra attenzione: nel comprendere le dinamiche e il processo che ha condotto a quel tragico evento!
E’ li che si può veramente “intervenire per tempo”, ed evitare non solo questi tragici epiloghi, ma sanarli ed arrivare a strutturare un virtuosismo educativo che li escluda da tutte quelle casistiche in cui la cosa era evitabile!
Incazzarsi contro le istituzioni perchè “lo stato o qualcuno non ha fermato il pazzo omicida”, è comprensibile sul piano catartico, ma su quello ragionevole è non solo “assurdo”, ma controproducente!!!
Specie se indagando, si scopre che “sul piano legale” si tratta di storie ricolme di denunce fatte e ritirate a ripetizione… se sul piano umano e comportamentale ci sono di mezzo “droghe”, violenze “dallo sfondo complice” in un sadico gioco tra carnefice e vittima… se esistono precedenti legali che hanno CERTIFICATO LA DISFUNZIONALITA’ NON SOLO DELLA COPPIA, MA DI ENTRAMBI I SINGOLI ATTORI DELLA TRAGEDIA!
“I maschi”, NON sono necessariamente il pugno chiuso sul tavolo della figura ad inizio articolo!
Anzi, la percentuale di quelli che “subiscono la mano violenta di madri identificate nel genere sessuale AUTORIZZATO ad essere violente”, è spaventosa!!! E per chi vuole capire veramente cosa ci stia dentro sul piano comportamentale, studiare “tutto il processo” è NECESSARIO! Non un OPTIONAL.
E’ LA VIOLENZA DA CONDANNARE… senza focalizzarsi “sul genere sessuale”
Focalizzarsi sul genere sessuale invece che “sulla violenza come atto da condannare”, è non solo un terribile errore, ma un’importante radice di gran parte di quei casi che fanno da epilogo tragico “spesso annunciato”, ma non certo grazie ai perfetti sub umani che vedono esclusivamente il MASCHIO VIOLENTO COLPEVOLE, e la FEMMINA AMOREVOLE E VITTIMA senza mai riuscire ad andar oltre al copione che hanno in testa!
Sono gli schemi affettivi da indagare in profondità, perchè “i veri responsabili” sono loro… (sapevi che esiste una branca della psicologia comportamentale che studia “i danni provocati dalle matrici cattoliche nell’affettività”? …si chiama “pedoclastia”… cerca Sergio Martella su YouTube, e scopri questa “simpatica chiave di lettura” da cui uscirai con una consapevolezza “diversa”, che ti permetterà di decifrare un po’ meglio quella “rabbia nei confronti della religione” attraverso cui TUTTI SI PASSA…). Ps. cerca di essere “molto critico” anche nell’ascoltare ciò che ha da dire questo psicoterapeuta… Non è un dio a cui credere ciecamente… ma uno studioso che mette a disposizione la sua conoscenza, che val la pena ascoltare, e su cui si dovrebbe indagare e capire quanto c’è di vero, utile e realmente buono.
Ora, quando di fondo c’è lo schema del subumano come “pilota automatico cognitivo comportamentale” al timone della propria nave, e si viene bombardati ed esposti continuamente al frame enfatizzato “donna vittima amorevole e maschio carnefice violento”, il primo effetto che si subisce è un profondo e indefinito senso di angoscia, pizzicato e pompato… nel contempo, ci si identifica, e se “femmina” si prova rabbia o paura (che genera ulteriore rabbia o impotenza) nei confronti dei maschi… e dall’altra parte “della barricata” si prova, “se maschi”, rabbia legata al senso di ingiustizia, ed al ritrovarsi al cospetto di un’etichetta pesantissima DA COLPEVOLE DA CONDANNARE SENZA PROCESSO e “senza possibilità di replica alcuno”! Atteggiamento che viene sfoderato in modo indecente da una proporzione oscena di donne che “appena un uomo si arrabbia perchè oggetto di prepotenza”, invece di “mettersi in discussione” iniziano a comportarsi in scia proprio a quel processo da sub umano che ho menzionato… I media (a chi ci fa affari anche come ESPERTO in materia) forniscono “un colpevole ATTRAVERSO IL GENERE SESSUALE” su cui sfogare tutta quella rabbia che alimentano”, ed il fenomeno (stranamente) si amplifica invece che affievolirsi!!!
NON SI TRATTA DI INFORMARSI, ma di assicurarsi di poter capire e interpretare correttamente le informazioni!
NON SI TRATTA DI SENTENZIARE REAGENDO ALLE PROPRIE SENSAZIONI/EMOZIONI… ma di mettere in campo un intelligente analisi delle dinamiche che hanno condotto ad un evento! Solo “il dio che si crede onnipotente e sempre giusto per condizionamento sociale e affettivo” sentenzia in quel modo… poi c’è DREDD del film di Stallone… “la mamma che ti da la luce e te la spegne se non obbedisci” dei detti popolari (a proposito di patriarcato!!!)… e Charles Bronson ne “il giustiziere della notte”... la filmografia di questi personaggi di FANTASIA E DI SUCCESSO è molto ricca!!!
Mentre nella vita reale, pullula invece una pletora di “invasati con qualche problemino di troppo” che, magari emulando un padre che non hanno avuto, hanno compensato immedesimandosi in questi “eroi da film”, per poi mettersi a commettere omicidi in preda all’esasperazione… o “per APPARENTE senso di giustizia”, verso tutte quelle prepotenze e violenze “a norma di consenso popolare” di cui sono stati oggetto “in quanto maschi”!!!!
Il marketing delle informazioni
Vedi, con enormi difficoltà, la ruota della giustizia vera, molto più complessa di quanto si percepisce da outsider, anche se a rilento e spesso azzoppata da interessi occulti, da politica e “influenze sociali”, VA AVANTI E PROCEDE PROPRIO IN QUELLA DINAMICA COSTITUITA DA INDAGINI, ANALISI, E VALUTAZIONI SU VALUTAZIONI, CONFRONTI CON I CODICI CONTENENTI LE REGOLE PER ESPRIMERE UN GIUDIZIO, QUELLI CHE DISCIPLINANO LE PROCEDURE PER APPLICARLE E CHE NON POSSONO E NON DEVONO ESSERE AUTOCRATICHE O DEL SINGOLO (come avviene nelle dittature)…
Ci sono enormi falle ed è talvolta più che legittimo provare “rabbia per l’ingiustizia che rappresentano alcuni delitti” sul piano umano.
Parallelamente, c’è qualcosa che “rema contro”, di molto più aberrante e agghiacciante:
IL MERCATO DELLE NOTIZIE
Ora, senza addentrarsi troppo in dinamiche ancora una volta molto più complesse di quel che sembra, a differenza di un certo passato, OGGI gli enti mediatici che si occupano di “informazione”, semplicemente ESISTONO PERCHE’ FINANZIATE DALLE VENDITE DELLE LORO NOTIZIE, e da chi FA AFFARI LUCRANDO SULLA LORO “CONDIVISIBILITA’ E DISTRIBUZIONE”!
Ancora una volta, anche se per la moltitudine della popolazione risulta contruintuitivo, UN PRODOTTO E’ DI SUCCESSO SE “SODDISFA UNA CORPOSA FETTA DEL MERCATO”! Se non esiste la domanda, non esiste nessuna offerta di “successo”!
E’ LA DOMANDA A CREARE L’OFFERTA! …non il contrario…
Se sono un nutrizionista e personal trainer “che sa il fatto suo”, e mi rivolgo ad una piazza frequentata solo da tossicodipendenti e pigri, QUANTO SUCCESSO CREDI CHE POSSA RISCUOTERE?
Esattamente come, al contrario, uno spacciatore in un ambiente dove si pratica uno stile di vita sano e responsabile… praticamente ZERO!! O si cambia mestiere, o si vende altro, o si ruba per non morire di fame.
Questo dilemma che produce distopia sociale da tempo immemore, la conoscono bene “gli insegnanti”… quelli veramente bravi e consapevoli del loro ruolo, almeno… perchè “guidare lungo la via dell’imparare” costa fatica e impegno… due ingredienti che difficilmente fanno da asset per un grande successo!!!
La società attuale, per varie ragioni che “sarebbero comunque interessanti da indagare”, è costituita per buona parte da persone “disposte a pagare per indignarsi, per una soddisfazione emotiva e visibilità effimera… specialmente immedesimandosi, al sicuro dal proprio divano o vater, in paladini seriamente coinvolti nel difendere le vittime di turno che improvvisamente godono di grande attenzione mediatica… così… giusto per elemosinare un pizzico di attenzione che nella vita reale, evidentemente, non ottengono. ” Un esercito pronto ad arruolarsi appena viene pungolato emotivamente, ma infinitamente pigro se gli si chiede di “studiare, riflettere, provare a capire cosa stia succedendo” prima di azionarsi…
Altro che manipolazione di massa… Al netto di una minoranza in cui sussistono i presupposti legali per la “circonvenzione di incapaci”, la maggior parte dei clienti sono solo “pigri e presuntuosi!”… meglio se arroganti e pronti a difendere le proprie convinzioni “a costo di morire o uccidere qualcuno”! A parole, che si riflettono spesso pesantemente sul piano psicologico, e talvolta anche su quello fisico!!!
Bella merda…
Dall’altra parte, in ombra, una parte di popolazione che i conti con la violenza la fa sul serio e lontano dai riflettori.. quelle sono LE VERE VITTIME… mai così smaniose di quella visibilità tanto ambita dallo stuolo di “persone superficialotte” e dal dente perennemente avvelenato… che oggi hanno sulla bocca il patriarcato, i narcisisti, i prepotenti… “ma sempre e rigorosamente MASCHI”!
Ora è il turno “di questi capri espiatori”, ma gli argomenti mutano in relazione a mode o ciò che per qualche motivo diviene visibile e ridondante mediatamente… perchè diciamocelo francamente:
“quante persone si sono perse nella vita virtuale, superficialmente protetta e illusoriamente deresponsabilizzante, teatro di affari mediatici dove i truffatori ed il salumiere dall’altra parte della strada sono figure sovrapposte… apparentemente vicine e materialmente intoccabili… dove la fatica non esiste, e dove l’assoluzione dai propri peccati è a portata di salto sul carro dei vincenti, in una qualsiasi nuova chiesa in cui cercare conforto e aiuto”., purché non ci sia da far fatica con la mente… perchè di certo non si mettono a studiare… piuttosto “PAGANO PER CREDERE”, pur di sentirsi visibili, amati, considerati… a costo di continuare inconsapevolmente A CREARE ED ALIMENTARE inconsapevolmente quegli stessi problemi che sbraitano di voler risolvere… e che non va al di la del gossip e della fuffa…
Qualcuno che fa la differenza per fortuna c’è, che si iscrive all’università o si mette a studiare veramente le dinamiche annesse a questi fattacci vergognosi per qualsiasi società che si possa definire civile…
Queste persone hanno tutte in comune una cosa:
“Hanno deciso, e lo fanno, di prendersi la responsabilità della qualità della propria vita… smettendo di puntare il dito continuamente su qualcosa o qualcuno che I MEDIA sono sempre pronti a creare o dare loro in pasto… come si faceva una volta nelle piazze ai tempi della gogna… in cambio di quel dissing, dell’indignazione, dell’attivismo sociale che LORO POSSONO MONETIZZARE PER GARANTIRSI UN’ESISTENZA SPESSO VERGOGNOSAMENTE FLORIDA E RICCA…”
E sai, durante la pandemia si è visto in maniera inequivocabile chi era cosa… chi ha fatto da “carne da cannone” in una guerra tra poveri dove questa dinamica cognitiva ha espresso tutto il livore e l’idiozia sociale che causa e che si alimenta “attraverso questa piccola disfunzionalità cognitiva” da cui si è affetti in così tanti…
Conclusione
Sai, in ogni epoca e zona geografica del pianeta, ogni cultura popolare è portatrice di una conoscenza che fa da filo conduttore globale… Essa viene espressa attraverso detti, racconti, novelle, storie di varia forma, ma alla cui origine c’è quella conoscenza di valore che trascende le differenze di credo, di usanze, di costume e di razza.. che narra le vicende di qualcuno di “diversamente normale” che pensa, dice e fa cose che gli altri non fanno… (alcuni sono semplicemente pazzi, ma non tutti!! Le persone straordinarie esistono!)
Massime del tipo:
– Se vuoi aiutare qualcuno, non offrire il pesce, insegna a pescare –
Ma ce n’è una particolarmente “a tema con questo articolo”, il cui concetto espresso è:
– Fai attenzione a ciò che pensi, perchè i tuoi pensieri diventano i tuoi fatti… i tuoi fatti diventano le tue abitudini… e le tue abitudini diventano ciò che sei… –
Non si tratta di un mero “slogan da markettaro sfigato del web o fuffa guru new age”, ma di un monito che viaggia nel tempo attraverso LA FILOSOFIA… questa materia cosi sconosciuta e incompresa, e perennemente DI POCO SUCCESSO… alla cui base c’è “il linguaggio”… (oceano molto vasto e base degli studi in tema cognitivo comportamentale)
Alcune cose cambiano… altre no…
La filosofia come contenitore di quelle “leggi immutabili” che possono fornire una traccia, talvolta una guida per ricominciare ad orientarsi in una giungla sociale dove si è perso il lume, non tanto per gli avvenimenti di cronaca che ne scandiscono la disgrazia ridondante, ma per tutta quell’opera di “offerta della visione malevola” che, in fondo, una fetta spaventosa di popolazione “VUOLE E CHE RICHIEDE AL MERCATO DELLE INFORMAZIONI”… per compensare a quella parte “educativa” in cui si è mancati, o si ha sbagliato di brutto per decenni!!
Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo…
Senza la pretesa di successo, ci aggiungerei…
Con umiltà… accontentati di “fare la differenza nelle tue azioni”… la cosa non passerà invisibile… ma per vederla, devi essere curioso di acquisire dati, di imparare a capirli, di andare oltre la superficiale narrativa, oltre alle pulsioni generate da sensazioni ed emozioni… e dimostrare nei fatti ciò che sostieni a parole.
Questa è la via autentica verso un miglioramento sociale…
Non la follia mediatica e modaiola al cui centro c’è sempre qualche capro espiatorio che possa deresponsabilizzare… che faccia leva sul clamore di cui qualcuno si avvantaggia spudoratamente mentre “narra l’assoluzione dei peccati e la condotta giusta per vivere”… (ridondante nella storia eh?!!?)
Ora è il turno del patriarcato (mai sentito parlare di matriarcato?) e del femminicidio (mai sentito parlare di maschicidio?… il correttore del software che sto usando, manco la riconosce come parola!!!) E del narcisista… rigorosamente MASCHI a prescindere da quella realtà in cui la verità lapalissiana è decisamente diversa!!!!!!!
Dov’è finita quella “moderazione”, quella modestia di fondo che caratterizzava le persone comuni… che parlavano di “vanità”, riconoscendola come semplice caratteristica con il suo lato all’ombra e al sole… ora sono tutti narcisisti patologici!!!
Dov’è finita quella capacità tollerante di comprendere la rabbia come una semplice emozione, in cui saper distinguere “la richiesta d’aiuto” dalla prepotenza…
E quella di riconoscere il ruolo responsabilizzante del “padre” che si spaccava la schiena 12 ore al giorno per garantire ciò che serviva alla madre per nutrire ed accudire la famiglia, “di cui era centro gravitazionale”. Senza scomodare il patriarcato e piantarlo ossessivamente nella mente di chi non è nemmeno in grado di comprendere di cosa si stia parlando…
Di chi è la responsabilità degli effetti che tale sdoganamento ed enfatizzazione dei termini usati “ha sulle persone che vi si attaccano come slogan” senza capirne il significato, ma pronte a reagire a qualsiasi stimolo indotto “da qualcuno”, anche banalmente “emulando gli altri” come nell’esperimento delle 5 scimmie…
Forse è vero che, per certi versi, si stava meglio quando si sapeva molto meno, e si cercava di capire molto di più…
E’ l’epoca delle categorizzazioni inutili, se non a chi “gestisce” il magazzino, il proprio allevamento… della polarizzazione delle idee e dello schierarvisi come soldatini idioti inconsapevoli, pronti all’azione senza alcuna riflessione, persuasi che quella sia la propria natura e il compito divinamente imposto.
Non è poi così distante, quel Colosseo in cui si scontravano gladiatori e romani.. per la sadica gioia degli spettatori votanti che, dagli spalti, si piegavano e si facevano corrompere nei propri principi…
Bastiame o allevatore… gladiatore, soldato, pubblico, politico, o persona libera e più consapevole?
THE SHOW MUST GO ON… immutabilmente da sempre… cambiano i teatri, ma la storia si ripete e si susseguono i protagonisti…
TU, quale attore sei?
Buona riflessione…
– Sergio –

